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  • Futuro Nazionale cresce a Mantova: 700 iscritti. Pasolini: “Casa, welfare e imprese le priorità”

    MANTOVA – Futuro Nazionale si sta radicando velocemente anche nel Mantovano. Il movimento che fa riferimento a Roberto Vannacci sta costruendo la propria organizzazione territoriale attraverso una rete di comitati spontanei, in attesa della nomina dei coordinatori provinciali e della successiva celebrazione dei congressi. A illustrare il percorso è Cristian Pasolini, 56 anni, avvocato penalista che si occupa anche di imprese e aziende, tra gli esponenti mantovani più in vista del movimento.

    UN SUCCESSO INASPETTATO: 140MILA ADESIONI IN TUTTA ITALIA

    «Il partito non si aspettava una risposta di queste dimensioni – spiega Pasolini –. Inizialmente erano state preventivate fra le 30mila e le 40mila tessere, mentre siamo ormai vicini alle 140mila adesioni». Una crescita che, secondo l’avvocato mantovano, avrebbe costretto la struttura nazionale ad accelerare la costruzione dell’organizzazione interna e a disciplinare l’attività dei numerosi comitati sorti sul territorio.

    L’adesione al partito è libera, mentre chi intende assumere un ruolo più attivo può costituire un comitato insieme a un numero minimo di iscritti. Queste realtà, almeno nella fase attuale, non rappresentano ufficialmente il partito e possono intervenire esclusivamente a proprio titolo rispettando statuto, regolamenti e indicazioni nazionali.

    DIVERSI GRUPPI IN PROVINCIA DI MANTOVA: LE STIME PARLANO DI CIRCA 700 ISCRITTI

    Anche nella provincia di Mantova sono nati diversi gruppi. Un comitato fa riferimento allo stesso Pasolini, con sede nel capoluogo, un altro fa riferimento alla città e all’hinterland con Gabriel Fantini, ma ce ne sono altri già costituiti o in fase di costituzione a Suzzara, Viadana e in altri centri della provincia. A breve anche Mantova dovrebbe avere un responsabile provinciale oppure un coordinamento territoriale che comprenda le province di Brescia, Mantova e Cremona.

    Il primo passaggio è stata la nomina del coordinatore regionale lombardo, Luca Ferrazzi, chiamato ora a incontrare le diverse realtà locali e a individuare le persone alle quali affidare gli incarichi territoriali. In questa fase non c’è stato il tempo materiale per organizzare subito i congressi. Le prime cariche verranno distribuite con nomine, successivamente saranno gli iscritti a scegliere i propri rappresentanti attraverso i congressi.

    In base alle stime, gli aderenti ai diversi comitati presenti in provincia sarebbero complessivamente fra i 600 e i 700.

    LA DECLINAZIONE DEL PROGRAMMA A LIVELLO LOCALE: WELFARE CON MAGGIORI CONTROLLI, MENO BUROCRAZIA, SICUREZZA

    Per Pasolini la sfida mantovana di Futuro Nazionale passa dalla costruzione di una struttura unitaria, dal coordinamento dei diversi comitati e dalla traduzione delle proposte nazionali in iniziative amministrative concrete. Casa, welfare, sicurezza, identità e sostegno alle imprese saranno i principali terreni sui quali il movimento cercherà di costruire la propria presenza politica locale.

    «Riteniamo necessario rivedere i criteri attraverso i quali vengono assegnati servizi e benefici – afferma Pasolini, parlando dell’approccio sul Welfare –. Penso agli asili nido, alle case popolari e agli altri interventi sociali. Oltre alla situazione economica, dovrebbero essere valorizzati anche la residenza, la cittadinanza e il contributo dato nel tempo alla comunità».

    Secondo Pasolini, gli attuali parametri non sempre riuscirebbero a rappresentare con precisione la condizione reale delle famiglie. Da qui la proposta di introdurre controlli più approfonditi e criteri capaci di premiare chi vive stabilmente sul territorio e contribuisce attraverso il proprio lavoro.

    Un secondo fronte riguarda la casa e il ripopolamento del capoluogo. Futuro Nazionale propone di studiare strumenti comunali a sostegno delle giovani coppie e delle famiglie con figli intenzionate ad acquistare la prima abitazione a Mantova. «A livello nazionale si parla di mutui garantiti dallo Stato. Anche il Comune potrebbe valutare forme di garanzia o di sostegno per favorire l’acquisto della prima casa».

    Pasolini ipotizza inoltre l’alienazione di una parte del patrimonio residenziale comunale, soprattutto degli alloggi vuoti che richiedono interventi di manutenzione non sostenibili per l’ente. Le abitazioni potrebbero essere cedute attraverso pagamenti rateali o con la formula del patto di riservato dominio, mantenendo cioè la proprietà pubblica fino al completamento del pagamento.

    «Il Comune – osserva – ridurrebbe le spese di manutenzione e incasserebbe gradualmente il valore dell’immobile. Nel frattempo una giovane coppia o una famiglia potrebbe stabilirsi in città, ristrutturare la casa e contribuire alla vita economica del territorio. Il criterio non dovrebbe essere esclusivamente legato alla nazionalità, ma alla volontà concreta di vivere a Mantova, creare una famiglia e partecipare alla comunità».

    Fra questi punti Pasolini indica la tutela dell’identità, della cultura e degli interessi nazionali, insieme alla volontà di privilegiare chi abbia contribuito, attraverso il lavoro e le imposte, alla crescita del Paese. Principi che il movimento intende applicare anche ai temi economici, scolastici, culturali e commerciali.

    Sul fronte delle imprese, l’esponente mantovano insiste in particolare sulla necessità di ridurre la burocrazia per le realtà di piccole e medie dimensioni. «Un’azienda che fattura un milione di euro non può essere sottoposta agli stessi costi amministrativi, alle stesse certificazioni e agli stessi adempimenti previsti per una società che ne fattura cento. La nostra economia è fondata sulle piccole e medie imprese e le regole devono tenerne conto».

    L’IDENTIKIT DEGLI ISCRITTI: LA STRAGRANDE MAGGIORANZA NON HA MAI FATTO POLITICA ATTIVA

    Ma qual è l’identikit, oggi, dell’aderente di Futuro Nazionale? Nel comitato promosso da Pasolini, circa il 20% ha già avuto esperienze in altri partiti, soprattutto in Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il restante 70-80% è invece composto da persone senza precedenti tessere politiche o da elettori che in passato si erano limitati a sostenere il centrodestra senza impegnarsi direttamente.

    «Stiamo coinvolgendo soprattutto persone che non avevano mai scelto di iscriversi a un partito – sostiene –. Molti appartengono a quella parte dell’elettorato che aveva smesso di votare o che non si sentiva più rappresentata. È un fenomeno che non riguarda soltanto Mantova, ma che riscontriamo anche in altri territori».

    Alla base dell’adesione ci sarebbe, secondo Pasolini, anche una crescente insoddisfazione nei confronti dell’attuale centrodestra, giudicato da una parte degli elettori «troppo tiepido e troppo spostato verso il centro». Futuro Nazionale vorrebbe invece proporsi come una forza caratterizzata da alcuni principi non negoziabili.

    «L’obiettivo è riportare il partito alle idee e non alle singole persone. Vannacci parla di linee rosse: alcuni punti devono essere portati avanti in ogni circostanza, da soli oppure insieme ad altre forze politiche disposte ad accettarli. Su tutto il resto si può discutere e costruire alleanze».

  • Il caso Fakir merita più di una tifoseria da stadio

    di Bani Mauro

    C’è una riflessione sul caso di Abderrahim Fakir che merita un ragionamento molto più profondo di un reel di TikTok, e che merita molto meglio della “tifoseria da stadio” che si vede in questi giorni, da chi grida già una sentenza, a chi difende gli agenti a prescindere da qualsiasi verifica.

    Sui fatti esatti sta indagando la magistratura e indipendentemente da come finirà l’indagine rimane comunque una domanda: perché, in quel frangente, nessuno riesce a vedere quello che vede chi guarda il video con calma, giorni dopo?

    La scienza che studia il comportamento umano sotto stress acuto dà una risposta che non giustifica, ma spiega. Sotto pressione estrema, il corpo aumenta rapidamente la produzione massiccia di due ormoni, adrenalina e cortisolo, in quantità che alterano biologicamente il modo in cui il cervello elabora le informazioni, producendo un effetto chiamato “visione a tunnel”: l’attenzione si concentra sulla minaccia principale percepita, in questo caso (secondo la ricostruzione degli agenti) un uomo che oppone resistenza, mentre tutto il resto, ovvero i segnali fisici di sofferenza reale come un respiro che si affievolisce, resta ai margini della percezione, probabilmente invisibile a chi è dentro la scena. La percezione del tempo stessa si distorce: pochi secondi, sotto stress, possono sembrare sufficienti per aver “già controllato la situazione”, quando in realtà non lo sono stati.

    C’è poi un secondo meccanismo meno conosciuto e altrettanto documentato: quando più persone sono presenti nella stessa scena, in questo caso due agenti e quattro operatori del pronto soccorso, ciascuno tende inconsciamente a presumere che qualcun altro abbia sotto controllo un aspetto della situazione che lui stesso non sta guardando attentamente. È un fenomeno chiamato “diffusione di responsabilità”, ed è spesso il fattore più determinante nella catena di errori rispetto alla negligenza del singolo individuo.

    E poi c’è la questione più difficile da accettare per chi osserva dall’esterno a posteriori: riconoscere il momento esatto in cui un contenimento fisico deve interrompersi, in mezzo a una tempesta ormonale che abbattedrasticamente la capacità logica del cervello di valutare correttamente la situazione, non è affatto semplice come sembra a mente fredda. Un corpo che oppone ancora resistenza involontaria può farlo anche mentre collassano le funzioni vitali. Il confine tra “sta resistendo” e “sta cominciando a morire” potrebbe essere, durante il fatto, estremamente più sottile di quanto appaia in un video rivisto con calma.

    Nessuno di questi meccanismi assolve né condanna chi era in quella scena, e nessuno di essi deve servire a liquidare in fretta una domanda che la giustizia dovrà invece affrontare con la dovuta calma. Raccontano però qualcosa che raramente entra nel dibattito pubblico, dominato dalla ricerca di un colpevole: quanto sia umano, e fallibile, chiunque si trovi a intervenire in situazioni delicate come questa.

    Ed è qui che la domanda si sposta dal singolo al sistema. Quanti operatori specializzati in crisi psichiatriche sono davvero presenti in Italia, e quanti tra loro sono operativi sul campo in interventi come questo? Che formazione ricevono agenti e soccorritori per gestire questi casi? Se la risposta è “non sufficiente”, il problema non si risolverà oggi né domani con una sentenza, qualunque essa sia, perché la prossima scena identica, con altre persone, in un’altra città, si ripresenterà comunque.

    La giustizia stabilirà cosa è accaduto quella domenica a Bologna, ma le domande riguardano tutti noi, indipendentemente da come la pensiamo, sia per chi cerca giustizia per Fakir, sia a chi sta a cuore chi lavora ogni giorno per lo Stato sotto pressione estrema. Questa vicenda merita un ragionamento serio e dignitoso, non un tifo da stadio, non strumentalizzazioni.